2 delle mie passioni: FARE PUZZLE e IL RESPIRO

SEI STANCO DI ASPETTARE?

Sei STANCO DI ASPETTARE? Hai un amico o persona cara che vive aspettando e non succede niente?

Potrebbe aiutarti questo articolo.

Lo scorso articolo, sul CAMBIAMENTO, scrissi che aspettavo il principe azzurro. Volevo sfidasse il drago che sorvegliava la bella torre dove ero rinchiusa. Sognavo venisse a portarmi via dandomi un passaggio sul suo destriero.

Oggi racconto la storia del drago che sorvegliava la mia bella torre.

Stanca di aspettare che arrivasse un principe azzurro a salvarmi raccolsi il mio coraggio, impugnai la spada e andai dritta verso il drago per ucciderlo.

NON HO PIU’ PAURA DI TE, gridai anche se dentro tremavo.

Il drago mi guardò negli occhi stupito e disse: Non c’è alcun bisogno di essere violenti. Io non ti ho imposto di rimanere nella tua bella torre. Anzi mi chiedevo perché restassi così a lungo. Ero quaggiù a sorvegliare i tuoi tesori e talenti.

Bene, risposi con imbarazzo. Mi allontanai dalla tana del drago e realizzai che ciò che mi aveva imprigionata erano le mie paure del drago non lui. Avevo sentire brutte storie su di lui e non avevo verificato. Avevo preferito aspettare che qualcuno si facesse avanti. Pensavo di non essere in grado di affrontarlo da sola.

La storia è breve da raccontare ma ti assicuro a me ci sono voluti anni e anni per metterla in pratica. Non mi dilungo con teorie e studi. Se in qualche modo ti tocca sono contenta che l’hai letta. Se pensi riguardi qualcuno che conosci trova un modo carino che passarglielo.

Scrivi il tuo feedback su questo articolo, lo leggerò volentieri.

VOGLIO CAMBIARE MA NON RIESCO

Voglio cambiare ma non riesco. Torno a fare i soliti errori.

Ti è già capitato di trovarti in questa situazione?

Intanto chiediti se lo vuoi davvero o se aspetti qualcosa o qualcuno che faccia sparire le tue difficoltà e ti porti nel tuo mondo ideale.

Io l’ho fatto. Aspettavo il principe azzurro che sfidasse il drago che sorvegliava la bella torre dove ero rinchiusa. Sognavo venisse a portarmi via dandomi un passaggio sul suo destriero.

Quando ho capito che non sarebbe arrivato nessun principe perché pure loro hanno le loro difficoltà mi sono chiesta se ero destinata a rimanere nella torre. Impossibile. Se l’essere umano è destinato a evolvere allora impossibile. Ma come si fa ad uscire? Come si fa a cambiare?

Ci sono tanti modi, molte tecniche dalle più impegnative alle più “leggere”.

Stai dicendo che non hai provato niente? Chiediti se è tempo di prendersi la responsabilità di provare, di dedicarci del tempo.

Stai dicendo che hai provato qualcosa e che, dopo brevi momenti in cui ti sembrava di aver capito tutto, sei tornato al punto di partenza? E’ possibile perché l’uomo è “scordereccio” e pure la donna!

Con questa battuta voglio ricordare che siamo fatti per evolvere e anche per sopravvivere. Abbiamo una montagna di dati archiviati che ci spingono a rimanere dove conosciamo, dove il rischio è o sembra assente.

Faresti un tuffo in piscina bendato senza sapere se c’è acqua all’interno? Spero di no. Lo faresti sicuro ci sia l’acqua sotto? Sicuramente si se sei abituato. Forse si se accompagnato, se motivato, se qualcuno ti anticipa quello che accadrà come costi e benefici.

Il cambiamento attraversa delle fasi di resistenza fisiologiche relative ai tratti della personalità, alla storia di vita eal la situazione attuale. In questa prospettiva, la resistenza al cambiamento personale è un’occasione incredibile per conoscersi.

Ogni volta che proviamo ad affrontare un cambiamento ci mettiamo in un meccanismo emotivo particolare. Mi sono chiesta: cosa prova la freccia che, desiderosa che spiccare il volo per raggiungere il suo obiettivo, si sente tendere e tirare indietro, molto indietro? Se potesse non rinuncerebbe in quel momento?

Ogni volta che proviamo ad affrontare un cambiamento ci troviamo inevitabilmente a dover gestire un ciclocon fasi precise. Conoscerle si è già a metà dell’opera. All’inizio siamo entusiasti, bene è la spinta necessaria per partire. A volte esageriamo e ci troviamo stanchi dopo poco. Poi arriva la fase più buia in cui si tocca il fondo, si fa indietro, ci si deprime e siamo sconsolati. Questa fase è funzionale eppure molti si fermano qui. Resistere è fondamentale. Si riesce grazie a piccoli passi focalizzati a obiettivi molto vicini a noi e quotidiani. Nella fase successiva iniziamo ad avvertire il cambiamento e per fissare i risultati sarà importante aiutare gli altri e festeggiare.

Ho messo insieme l’aver studiato questo processo e il regalo di compleanno di un’amica. Ne è uscito un progetto che stimola al cambiamento facendo altro: CAMBIARE IN 15 MINUTI. Per questo motivo è un laboratorio che riduce al minimo la fase in cui ci si scoraggia, focalizza l’attenzione su attività a breve termine e grazie al gruppo mette in moto l’occasione di essere di aiuto a sé ed agli altri.

Inizierà a gennaio 2021, contattami per riservare il tuo posto, per avere maggiori informazioni o solo per un feedback su questo articolo. Siamo tutti in cammino anche a me piace cambiare per evolvere.

Competenze del Coach Professionista

COMPETENZE DEL COACH PROFESSIONISTA ICF International Coach Federation + aggiornamento da fine 2019

competenze ICF

Dopo un lavoro durato due anni ICF, l’International Coaching Federation ha presentato un aggiornamento del modello delle Core Competencies. LE FAMOSE 11 COMPETENZE DIVENTANO 8

A. LE BASI

1. DIMOSTRA LA PRATICA ETICA

Definizione: Comprende e applica coerentemente l’etica e gli standard di coaching.

2. ESPRIME IL COACHING MINDSET

Definizione: sviluppa e mantiene una mentalità aperta, curiosa, flessibile e centrata sul cliente.

B. CO-CREARE LA RELAZIONE

3. STABILISCE E MANTIENE GLI ACCORDI

Definizione: collabora con il cliente e le parti interessate per creare accordi chiari sulla relazione, sul processo, sui piani e sugli obiettivi di coaching. Stabilisce accordi per l’intero percorso di coaching così come quelli per ogni sessione di coaching.

4. COLTIVA FIDUCIA ESICUREZZA

Definizione: Collabora con il cliente per creare un ambiente sicuro e di supporto che consenta al cliente di condividere liberamente. Mantiene un rapporto di reciproco rispetto e fiducia.

5. MANTIENE LA PRESENZA

Definizione: è pienamente consapevole e presente con il cliente, impiegando uno stile aperto, flessibile, centrato e sicuro di sé.

C. COMUNICARE EFFICACEMENTE

6. ASCOLTA ATTIVAMENTE

Definizione: si concentra su ciò che il cliente dice e non dice per comprendere pienamente ciò che viene comunicato nel contesto dei sistemi del cliente e per supportare l’auto-espressione del cliente.

7. EVOCA CONSAPEVOLEZZA

Definizione: facilita le intuizioni e l’apprendimento del cliente utilizzando strumenti e tecniche quali le domande potenti, silenzio, metafore o analogie.

D. COLTIVARE L’APPRENDIMENTO E LA CRESCITA

8. FACILITA LA CRESCITA DEL CLIENTE

Definizione: collabora con il cliente per trasformare l’apprendimento e le intuizioni in azioni. Promuove l’autonomia del cliente nel processo di coaching.

COMPETENZE DEL COACH PROFESSIONISTA AICP associazione Italiana Coach Professionisti

competenzeAICP

essere o avere? fare o pensare?…RESPIRARE

essere o avere? fare o pensare…RESPIRARE

IMPORTANZA E POTERE DEL RESPIRO NELLA VITA E NEL COUNSELING.

IL RESPIRO LA VIA PIU’ SEMPLICE ED EFFICACE PER SUPERARE
LA PAURA DELL’ACQUA

Diana si è fatta per Natale 2018 un regalo costoso dal punto di vista economico, fisico, logistico ed emotivo.

Ha concluso la Scuola di Counselor che stavo frequentando da tre anni.

Il Counselor è una figura professionale che accompagna per un breve periodo chi ha una difficoltà e sente di aver bisogno di aiuto e sostegno.

Molti conoscono il mio interesse verso lo yoga e per l’apnea. Nella tesi ho voluto riprendere questi argomenti ed ho parlato di come il respiro sia uno dei nostri più potenti alleati, importante nel quotidiano e per superare la paura dell’acqua.

Tra parentesi tutte le scuole straniere ne hanno a disposizione. Potrebbe essere utile anche nelle scuole italiane.

Non so come questo si possa conciliare con il mio lavoro, per il momento sono certa che è stato importante per la mia formazione umana e professionale. Mi ha fatto piacere condividere con voi.

CONSULTA LA TESI COMPLETA INCLUSO IL CASO PRATICO DI COME SUPERARE LA PAURA DELL’ACQUA

Come è nato lo yoga

Come lo YOGA è nato, come si è evoluto e cosa significa?

La leggenda narra che un giorno il dio Shiva decise di insegnare tutti i segreti dello yoga alla sua sposa Parvati attraverso una danza. Vicino a loro e nascosto c’era un piccolo pesce che, senza farsi notare, ascoltò attentamente tutte le sue sagge parole. Quando i due dei si accorsero della presenza del piccolo intruso era troppo tardi e il piccolo animale si era già dileguato portando con sé tutto quello che aveva appreso. Il pesciolino nuotò lontano sperimentando su di sé gli insegnamenti sacri che aveva acquisito. Con il passare del tempo passò attraverso le tappe del percorso evolutivo dello yoga e alla fine si trasformò in un uomo. E così nacque il primo yogi della storia e grazie ad esso la scienza dello yoga fu conosciuta dall’essere umano.

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Il respiro

IL RESPIRO E’ QUANTO DI PIU’ POTENTE ABBIAMO, UN PONTE TRA FUORI E DENTRO DI NOI.

Il respiro cambia ad ogni situazione senza che ce ne accorgiamo.

Riconoscere e conoscere il proprio respiro è un passo fondamentale verso la consapevolezza.

L’uomo può rimanere settimane senza mangiare, giorni senza bere e solo minuti senza respirare. Sembrerebbe evidente l’importanza della respirazione eppure sappiamo tanto di cibo, parliamo sempre di cibo, in tv di propongono ogni giorno consigli e trasmissioni sul cibo, i social sono pieni di foto sul cibo e recensioni su dove mangiar bene.

Tutti sappiamo cosa mangiamo e quante volte al giorno. Sappiamo tanta aria prendiamo nell’inspiro? E quanta ne buttiamo nell’espiro? Quante volte respiriamo in un minuto? Ogni minuto allo stesso modo?

Sarà che parlare di respiro e fotografarlo e spiegarlo è meno evidente. Sarà che ascoltarlo sarebbe semplice ma poco spettacolare. Sarà che respirare è un’azione spontanea che si compie anche quando non ne siamo consapevoli che sembra strano pensare che qualcuno ci possa insegnare qualcosa che già facciamo dalla nascita.

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